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Il CSE e la didattica a distanza, per sentirsi meno soli

CSE Casa dei Ragazzi:  la didattica a distanza può diventare strumento di supporto, di condivisione e aiuto per sentirci meno soli.

Il CSE Casa dei Ragazzi purtroppo è ancora chiuso all’utenza nel rispetto dei decreti ministeriali, ma non è rimasto lontano dalle famiglie e dai ragazzi che lo frequentano.   
Erano tanti i progetti educativi in corso: lo spettacolo di circo sociale presso la struttura di Spazio Bizzarro a Casatenovo, la partecipazione ad un concorso di teatro con il nostro spettacolo “Le Cinque Leggende”, “Una Giornata in Fattoria” con i bambini delle scuole dell’infanzia e delle primarie e il lavoro presso BottegHaus.
L’équipe educativa, sin da subito, si è interrogata su cosa mettere in campo per mantenere un rapporto con gli utenti e garantire un supporto alle loro famiglie in questa situazione di emergenza da COVID-19: come intervenire senza poterci essere? come stare vicini, essendo così lontani?
Volevamo far loro capire che non li avevamo abbandonati, rassicurando i ragazzi che, tutte le cose belle che quotidianamente facevamo insieme, non erano sparite ma solamente rimandate o trasformate.
Con molti dubbi, ma anche con la certezza che bisognasse fare qualcosa, abbiamo pensato di organizzarci per incontrarci di nuovo, con la consapevolezza che non tutte le famiglie sono in grado di utilizzare piattaforme come Zoom o Meet per effettuare lezioni online. Abbiamo quindi attivato una didattica a distanza con la creazione di un gruppo Whatsapp e producendo materiali leggibili e visibili sugli smartphone tramite la chat di gruppo.
Questa iniziativa ha permesso di dare continuità educativa al percorso didattico e relazionale, anche attraverso telefonate settimanali di confronto con i ragazzi e di supporto alle famiglie.
Le idee sono nate dal pensiero creativo dell’equipe del CSE che, nonostante la criticità del momento, la tristezza, il tempo dilatato e vuoto e la mancanza dell’utenza che rallegrava le giornate, si è dimostrata una vera fucina di idee: abbiamo speso tanto tempo a progettare, pensare confrontandoci tra noi, sostenere prendendoci cura, emozionarci di nuovo guardando un video condiviso, stupire considerando gli interessi di ognuno, e a essere presenti proponendo attività diverse e differenziate.
Questa pandemia ci ha tolto gli strumenti concreti del nostro lavoro, ma non quello principale: la relazione. Abbiamo così riscoperto la bellezza nelle piccole cose e la possibilità di proporre attività che si possono realizzare con semplice materiale che si trova in ogni casa.
Lo stimolo dato – attraverso fotografie, video, scambio di messaggi vocali, saluti del buon giorno e della buona notte – ha rafforzato le relazioni tra i familiari incentivando lo spirito di gruppo; ha permesso loro di supportarsi, confrontarsi, farsi compagnia ed esorcizzare le paure legittime di questo momento delicato e ha permesso inoltre ai ragazzi di mantenere le relazioni amicali già presenti all’interno del centro.
Noi ci siamo trasformate in quelle che inventano balletti africani con tanto di video con gli errori per far divertire i ragazzi e come dice Paolo: “Siamo su candid camera”; in quelle che si improvvisano scenografe, proponendo il modello e la costruzione di burattini a forma di animali e un fondale per creare un teatrino; in quelle che creano magie, facendo sbocciare fiori di carta colorata immersa nell’acqua.
Abbiamo fatto “entrare” nelle case dei ragazzi il nostro cantastorie Michele Russo, con tanto di pigiama, cappellino da notte e la gallina Bianchina in braccio: ogni giorno Barbamiele ci dona una sua storia. Lui è una figura significativa a livello affettivo per i ragazzi, dopo tanti anni passati insieme durante il laboratorio di teatro. Le storie diventano un momento di intrattenimento e spunto per la realizzazione di percorsi cognitivi e artistici. La modalità utilizzata è quella della video ripresa, in modo tale che i ragazzi abbiano sia il sonoro sia il contatto visivo con una persona a loro cara.


Qualcuno, sempre a distanza, è riuscito a farci indossare le calze antiscivolo per entrare in punta di piedi in un tendone da circo in miniatura proponendoci esercizi realizzati con minuscoli omini di lego: dopo alcuni esercizi di riscaldamento siamo risaliti sulla sfera e ci siamo arrampicati sul trapezio.
Abbiamo costruito memory e dadi per giocare, imparato nuove canzoni e festeggiato compleanni con messaggi e bigliettini d’auguri a sorpresa e realizzato un video per imparare le regole fondamentali per proteggerci dal virus.
Sono tutte attività che coinvolgono le capacità manuali, la letto- scrittura, le capacità cognitive, la capacità d’ascolto e comprensione, la tenuta sul compito e rappresentano un momento formativo che permette agli utenti di concentrarsi su proposte di senso.


In queste settimane abbiamo notato che spesso l’attività è diventata “ponte di relazione” tra i membri della famiglia. I genitori si sono messi in gioco affiancando i ragazzi nelle attività e partecipando in prima persona. Hanno dedicato loro tempo per parlare, ballare, inventare una storia, cucinare…alimentare la fantasia. La chat dei genitori si è trasformata in gruppo d’aiuto, dove ognuno ha offerto supporto, un gesto di solidarietà e un video buffo per far sorridere un po’ tutti. Hanno aperto la porta delle loro case regalandoci attimi delle loro vite attraverso foto e video.
Durante le telefonate settimanali abbiamo colto il desiderio dei ragazzi di poter tornare a frequentare il CSE. Alcuni di loro hanno espresso il desiderio di un rapporto più intenso e ravvicinato, hanno chiesto di vederci, di poter incrociare i nostri sguardi non potendo vedere i sorrisi nascosti dalle mascherine, hanno chiesto di essere rassicurati che il centro riaprirà. Il corona virus è qualcosa di sfuggente, di non controllabile, difficile da capire da chi è affetto da disabilità. I ragazzi si sono trovati catapultati in una condizione di attesa e di sospensione del normale fluire della loro vita; questo spaventa senza sapere con certezza quando finirà.
Ma ognuno di noi ha un antidoto più forte alla paura: il desiderio, la speranza che ci consente di guardare al futuro, tornando pian piano alla normalità. 
L’isolamento e l’assenza di contatti fisici pesa, ma è anche l’occasione per riscoprire l’importanza delle relazioni che abbiamo costruito nell’attesa di poter stare di nuovo vicini.


Le vostre educatrici vi aspettano!
Barbara, Barbara, Sarah e Valentina   

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