Ecco il racconto di Marta Mozzanica, Responsabile AREA SOCIO-SANITARIA servizi residenziali di Casa dei Ragazzi IAMA, che insieme a operatrici e volontari ha guidato un piccolo gruppo di ospiti delle nostre RSD al Giubileo della Disabilità a Roma.

“Andiamo al Giubileo a Roma!” buttò sul tavolo un giorno il Direttore.

“Sì dai!” la mia risposta istintiva, più che altro un riflesso incondizionato della ventenne che nel 2000 aveva partecipato a quello con papa Wojtyla come volontaria. Un tripudio di ricordi, ben 25 anni fa, con l’entusiasmo di una studentessa della scuola educatori che si era stipata con altre migliaia di giovani volontari sul treno da Milano, vivendo la città eterna con gli occhi incantati e un’esperienza di tre settimane dormendo in una palestra.

In viaggio

Questa volta le 3 settimane sono diventate 3 giorni, e la palestra non l’avrei retta, avevo bisogno un letto, ma dentro di me ancora cantavo l’inno del Giubileo 2000. Questa volta non ero più nemmeno una studentessa, e nemmeno più un’educatrice (almeno nel mio ruolo).

Tornare a viaggiare con i ragazzi mi ha insegnato due cose:

  1. che non ho più l’età per le notti in bianco (grazie al cielo non ce ne sono state)
  2. che lo spirito di passare con loro alcuni giorni è sempre quello…mi sono goduta ogni momento!

Vivere insieme fuori casa

Vivere insieme l’ignoto – siamo fuori casa noi quanto loro – ti fa perdere un po’ l’equilibrio dell’operatore “con tutto sotto controllo” e vivi con spontaneità – e un guizzo di vivacità- le giornate (e le nottate) fuori porta. Mi sono gustata ogni momento dicevo: la meraviglia dei luoghi imponenti, essere piccini rispetto alla folla, seguire la massa continuando a guardarsi intorno. E ancora godersi gli ospiti nel viaggio in pullman, trovare le immagini giuste, a loro familiari e che si rifanno ad esperienze concrete e quotidiane, per spiegare cose importanti. Le abitudini della sera, guardarli addormentarsi e scoprirsi esausti, colonizzare gli ampi corridoi dell’albergo per trovarsi a scrivere le diarie (questo lo facevano Marta e Clarissa, io già non capivo più nulla!). Le risate con colleghe e volontari, le canzoni stonate, ma anche la fatica di alcuni disguidi organizzative dell’evento, fino all’ultimo pranzo da Mc Donald’s dove l’autista timidamente ci dice: “Scusate, se volete rientrare per la sera è proprio ora di andare…e comunque non si arriva prima delle otto!” E via tutti di corsa!

La fatica e la gioia

Di quest’esperienza non scordo la fatica dell’organizzazione, il lavoro frenetico delle colleghe in amministrazione e delle coordinatrici, la pazienza dei nostri ospiti nel vivere un evento mondiale in mezzo a migliaia di persone, sopportando gli operatori e volontari sempre presenti e pronti a chiamarli “vai, ferma, aspetta qui!”, una fatica certa anche per loro, una fatica rimasta sullo sfondo per la gioia di aver condiviso quest’esperienza unica, per molti di noi irripetibile, tutti insieme!