«Prima c’era inserimento, poi integrazione, poi inclusione. In tutte c’è l’idea di mettere una persona con disabilità dentro un contenitore già esistente. Io invece parlo di partecipazione, dove io e gli altri siamo parte di un tutto. Pensiamo alle parole.»
Partendo da questa provocazione di Claudio Imprudente, Presidente onorario del Centro Documentazione Handicap di Bologna, pubblicata sul mensile Vita, l’equipe multidisciplinare di Casa dei Ragazzi IAMA ha scelto di interrogarsi sulle parole che raccontano la disabilità che ogni giorno operatori e operatrici, educatori ed educatrici, infermiere/i – comprese le persone che lavorano da più tempo all’interno dell’Ente e che, nel corso degli anni, hanno attraversato e accompagnato profondi cambiamenti sociali, culturali e anche linguistici – incontrano nelle persone di cui si prendono cura. Casa dei Ragazzi IAMA, infatti, è stata fondata nel 1973, periodo in cui era comune e accettato definire i bambini e le persone con disabilità o con qualche disturbo dell’apprendimento mongoloidi, handicappati, …
Quali parole non vogliamo più sentire?
Come si è evoluto il linguaggio, quali sono le parole che non vogliamo più sentire quando trattiamo la disabilità? Questo ci interessa approfondire e per questo Casa dei Ragazzi IAMA ha lanciato un questionario a cui tutti possono rispondere in forma anonima seguendo questo link, con un invito particolare per familiari, operatori e operatrici del settore.
Il convegno “Curare le parole. Linguaggi, relazioni e identità oltre la disabilità”, che si terrà venerdì 23 ottobre, sarà un’occasione di riflessione aperta a tutto il territorio, dal mondo della scuola a quello della assistenza all’associazionismo organizzato, alle famiglie e alle istituzioni.
Convegno 23 Ottobre: Curare le parole
L’evento avrà inizio alle ore 15.30 presso la Sala Polivalente dell’Oratorio di San Zeno, in Piazza Zenone 14, e sarà moderato dalla Professoressa Zanfroni, professoressa ordinaria di Didattica e Pedagogia speciale presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che già nel 2023 ha partecipato al primo Convegno di Casa dei Ragazzi IAMA.
La sua presenza garantisce la continuità del percorso di approfondimento che l’Ente sta seguendo, nonché un’analisi accademica delle risposte al questionario che perverranno entro il 15 Ottobre.
Il primo intervento sarà di Sara De Carli, caporedattrice del magazine VITA che ha curato il numero “Disabilità, l’inclusione non basta”. Ci guiderà nel mondo del linguaggio legato alla disabilità, un tema che negli ultimi mesi sta vivendo un momento particolarmente vivace, tra dibattiti, polemiche e una crescente attenzione mediatica. Insieme a lei analizzeremo il contesto linguistico e sociale in cui ci muoviamo e rifletteremo sul valore e sul peso che le parole hanno oggi.
A seguire, interverranno due professioniste che operano quotidianamente nelle Residenze per persone con disabilità: la Dott.ssa Irene Redondi e la Dott.ssa Mara Colnago, rispettivamente logopedista e psicologa. Sono state loro a somministrare il questionario alle persone di cui si prendono cura ogni giorno, raccogliendo dati e testimonianze particolarmente significativi. Gli esiti sono molto interessanti e offrono importanti spunti di riflessione sul modo in cui ci rapportiamo alle persone con disabilità e sull’approccio che, forse, oggi siamo chiamati a ripensare e trasformare. Illustreranno inoltre gli strumenti e le modalità di comunicazione adottati, individuati e personalizzati in base alle esigenze, alle caratteristiche e alle competenze di ciascun ospite.
Per la parte dedicata ai servizi diurni, ascolteremo le educatrici del CSE che coinvolgeranno il pubblico in sala con un “intermezzo teatrale” messo in scena con gli stessi utenti del Centro Socio Educativo di Casa dei Ragazzi, proprio sul tema dell’incomunicabilità, dal titolo “Dalla decodifica del non senso alla sintonizzazione”.
Conclude la riflessione la professoressa Silvia Maggiolini, docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore a cui è stata affidato un tema importante per Casa dei Ragazzi e soprattutto per le famiglie delle persone con disabilità: Parole in circolo. Inclusione e inclusività tra evoluzioni semantiche e pratiche educative. Negli ultimi tre anni, l’Ente ha registrato un significativo aumento del numero di ospiti, con il rischio che, nella crescente complessità organizzativa, le singole relazioni finiscano per raccontare sempre meno la persona, la sua storia e il suo vissuto.
Da qui nasce un interrogativo che accettiamo come provocazione, con lo scopo di alimentare un processo virtuoso di riflessione: quanto il linguaggio sociosanitario previsto dagli strumenti di valutazione riesce davvero a restituire la complessità della persona e a rappresentarne in modo adeguato i bisogni?
Le parole definiscono l’identità
«Le parole non si limitano a descrivere la realtà, ma contribuiscono anche a definirla e, in qualche modo, a costruire l’identità delle persone di cui parliamo. Per questo abbiamo scelto di fermarci a riflettere sul valore e sulla responsabilità del linguaggio che utilizziamo ogni giorno: quali parole scegliamo quando parliamo delle persone che accompagniamo e di cui ci prendiamo cura? Quanto il nostro modo di raccontarle restituisce davvero chi sono, la loro storia, i loro desideri e le loro capacità? – spiega Marta Mozzanica, Responsabile Area Sociale e Formazione Casa dei Ragazzi IAMA
È da queste domande che nasce il desiderio di interrogarci su quale cura abbiamo per le parole, quando parliamo con gli utenti dei servizi diurni o con i 72 ospiti delle due Residenze per persone con disabilità che vivono i nostri spazi ogni giorno.»
Nella storia di Casa dei Ragazzi IAMA, i manoscritti della Dott.ssa Bencini, tra le fondatrici dell’Ente, e del Dott. Montecchio, primo Direttore, rappresentano una testimonianza preziosa e ancora oggi attuale. Quelle pagine raccontano con ricchezza e profondità la quotidianità, i progressi, le attività e i percorsi dei “ragazzi”, assumendo quasi la forma di veri e propri diari di bordo.
A colpire non è soltanto l’accuratezza delle descrizioni, ma soprattutto la conoscenza profonda delle persone che emerge da quelle parole: dietro ogni annotazione si intravedono storie, caratteristiche, cambiamenti, relazioni e percorsi individuali. Una documentazione che non si limita, quindi, a registrare ciò che accade, ma restituisce la persona nella sua complessità.
Recuperare oggi questo patrimonio significa anche interrogarsi sul valore della documentazione che produciamo quotidianamente. Quegli scritti possono diventare uno strumento formativo prezioso, da condividere e utilizzare all’interno delle équipe per confrontarsi sul modo in cui osserviamo, descriviamo e raccontiamo le persone che accompagniamo. Un’occasione per elaborare buone prassi che vadano oltre il semplice “resoconto dovuto” e trasformino la documentazione in uno strumento di conoscenza, riflessione e, quindi, di cura.
Indicazioni per partecipare
Aspettiamo chi lo desidera dalle ore 15.30 presso la Sala Polivalente dell’Oratorio di San Zeno a Olgiate Molgora (LC) in Piazza Zenone, 14.
La partecipazione al Convegno è gratuita e si richiede l’iscrizione al seguente link: https://tinyurl.com/ConvegnoCurareLeParole.


