“ogni bambino ha il diritto a ricevere informazioni provenienti da tutto il mondo, attraverso i media (radio, giornali, televisione) e ad essere protetto/a da materiali e informazioni dannosi”. (Convenzione Onu 1989)
Come ogni contesto che si occupa di minori, anche il CED La Casa di Sophia ha a che fare con la generazione dei “nativi digitali” la cui retorica ha già evidenziato criticità, perché, se è vero che i più giovani sono in grado di usare con sorprendente rapidità “il digitale”, è altrettanto vero che faticano a gestirlo in maniera consapevole.
Il valore della tecnologia: gioco, creatività, partecipazione
Per i bambini più piccoli, la tecnologia può essere uno strumento di gioco educativo: grazie ai linguaggi multimediali (video, app, animazioni), i laboratori creativi diventano più ricchi e stimolanti. Mentre nei laboratori espressivi, l’uso della tecnologia serve come sponda per l’immaginazione: suoni, immagini e video possono arricchire le esperienze aumentando la partecipazione, senza togliere spazio al disegno, al movimento e alla narrazione.
I rischi di una dipendenza tecnologica precoce
Tuttavia, il ricorso a dispositivi digitali non è privo di insidie ed è spesso oggetto di riflessione all’interno dell’equipe educativa del CED La Casa di Sophia. Nel contesto dei ragazzi con fragilità sociali — ad esempio chi ha una rete relazionale limitata, difficoltà a partecipare ad attività extrascolastiche o barriere linguistiche — il rischio che la tecnologia diventi un mezzo di compensazione è reale e significativo.
“Spesso vediamo ragazzi che passano interi pomeriggi sul loro cellulare senza coltivare altri interessi o relazioni” racconta Paolo Castelli, educatore professionale e coordinatore CED La Casa di Sophia. “Questo è ciò che accade a molti bambini/ragazzi se non hanno proposte extrafamiliari di carattere socializzante.”
Alcuni dati nazionali lo dimostrano:
Secondo Save the Children, il 30,2% dei bambini tra 6 e 10 anni usa il cellulare tutti i giorni. L’uso quotidiano di internet nella fascia 11–13 anni è molto elevato, con il 78,3% dei bambini che si connette principalmente tramite smartphone. Secondo un’indagine Demopolis “Con i Bambini”, l’83% degli italiani è preoccupato per la dipendenza di adolescenti da internet, smartphone e tablet.
Spazi “low tech” per la relazione e la consapevolezza corporea
Per questo motivo, al CED adottiamo un approccio ragionato ed equilibrato:
In alcune attività espressive più delicate (teatro, arte, laboratori emotivi) scegliamo di escludere del tutto i dispositivi tecnologici, per permettere ai ragazzi di percepire il proprio corpo, le proprie emozioni e la relazione con gli altri senza mediazioni digitali. Questi momenti “analogici” sono pensati per favorire l’auto-consapevolezza, il contatto reale e il riconoscimento reciproco — esperienze fondamentali per chi ha bisogno di uno spazio protetto e concreto.
Tecnologia come occasione di ingaggio
Non sempre è possibile, né auspicabile, escludere completamente il digitale: ci sono momenti in cui la tecnologia diventa un canale molto potente per coinvolgere i ragazzi più grandi:
ad esempio, nelle attività promosse da “Alleanze Educative”, progetto che ha la finalità di prevenire e
contrastare la povertà educativa mediante l’attivazione di “spazi educativi” nel territorio della provincia di Lecco, implementando le opportunità rivolte ai minori (e alle famiglie) in condizione di fragilità, abbiamo sperimentato laboratori teatrali che integrano il digitale per attrarre giovani che altrimenti non si sentirebbero coinvolti. In questi casi, l’uso di tablet, video, audio e altri media serve come punto di ingresso: il digitale apre la porta, ma poi è l’educatore a guidare il processo creativo e relazionale, trasformando l’uso tecnico in strumento educativo.
Al CED La Casa di Sophia, la tecnologia non e i supporti digitali sono strumenti complessi che vanno calibrati con attenzione. L’obiettivo non è solo l’uso, ma l’uso buono — quello che sostiene la crescita, le relazioni, l’espressione, ma evita di sostituirsi al corpo, al respiro e al contatto umano.
“Desideriamo incrementare nei ragazzi le abilità socio-relazionali, all’interno di una “cornice motivante”, ma anche proporre loro concetti relativi ad un uso responsabile e consapevole della Rete, non casuale e per questo dannoso.”
La sfida è costruire ambienti in cui il digitale diventa ponte, non barriera; strumento, non dipendenza.
