Il teatro approda ufficialmente a Casa dei Ragazzi nel 2007, alla fine di un viaggio durato due anni lungo un percorso integrato di drammaterapia e danzaterapia che ha portato i nostri ragazzi a mettersi in gioco, con il proprio corpo, con le proprie emozioni e i vissuti; li ha portati ad entrare ed uscire dal ruolo e a creare personaggi.
Da questo lungo viaggio è nata l’idea di raccogliere tutti i loro progressi corporei, emotivi e, finalmente, osare: avremmo gettato un ponte fra il mondo del teatro e le persone; avremmo creato uno spettacolo teatrale!
Dopo aver valutato quali utenti fossero in grado di partecipare ad un laboratorio teatrale – coinvolgendo, in prima battuta, solo un gruppo di ragazzi della RSD e decidendo, subito dopo, di integrarlo con un gruppo di utenti del CSE – nasce così nel 2008 la Compagnia dei Maltrainsem.
Perché questo nome?
In dialetto lombardo significa “male assortiti”, ma noi lo abbiamo declinato e interpretato nella sua accezione positiva: un insieme di persone diverse, ciascuna con le proprie potenzialità, individualità e creatività.
La diversità non è il punto d’arrivo, ma il punto di partenza. I ragazzi sono abituati ad accogliere la diversità, propria e degli altri, come una componente naturale dell’apporto che ciascuno può dare al gruppo. Quindi abbiamo provato a creare uno spazio dove ciascuno si sentisse soggetto competente, portatore di conoscenze e desideroso di imparare dagli altri e con gli altri.


La nostra compagnia è integrata e la sua forza è la molteplicità di persone che la abitano: è composta da 9 ospiti della RSD e 14 utenti del CSE, dalle educatrici del CSE, dal nostro cantastorie Michele Russo che da anni collabora con noi, da un operatore della RSD e da alcuni volontari che ci aiutano in scena, nella realizzazione dei costumi e delle scenografie e come tecnici luci e suoni il giorno dello spettacolo. Alcuni genitori del CSE ci aiutano nel montaggio e smontaggio delle scenografie.
Le nostre produzioni teatrali affrontano varie tematiche: nei primi incontri viene scelto insieme il tema, si incontrano i personaggi e si entra nella storia.
L’essere parte di una compagnia teatrale agevola l’inclusione sociale, i ragazzi sperimentano uno spazio di benessere dove si sentono capaci, accettati e ascoltati. E il palcoscenico fa il resto: il giorno dello spettacolo diventa magia, il gruppo è così in sintonia che tutti gli ingranaggi si incastrano in modo meraviglioso. E, soprattutto durante “la prima”, non c’è mai niente di definitivo: lo spettacolo è una creatura che muta grazie alle improvvisazioni che nascono in presenza del pubblico che carica e aumenta la loro autostima.
È davvero come dice Eugenio Barba, che definisce il teatro come “luogo dei possibili”.
Il teatro ci permette di non appartenere a nessun luogo, di rimanere in transizione, di essere là dove le cose accadono, prendono forma e assumono un significato. Il luogo dei possibili acquista valore non in quanto spettacolo finale, ma in quanto percorso; può diventare l’ambiente caldo in cui si riesce a credere e a sviluppare il proprio benessere fisico e psichico. Il teatro è un luogo protetto dove mettersi alla prova, calandosi nei diversi ruoli e sperimentando così i vissuti a questi legati. Il teatro è parola, gestualità, musica, danza, vocalità, suono in una sola parola emozione.
La nostra esperienza teatrale è:
spazio del confronto: spazio della scoperta e dell’affermazione di sé
spazio neutrale: nel quale gli utenti interpretano ruoli diversi attraverso il gioco della finzione, ruoli lontani dal proprio carattere e dalla propria indole personale
spazio dell’incontro: i ragazzi sono incoraggiati ad abbandonare il ruolo ricoperto nel quotidiano e a lasciarsi andare al piacere dell’esperienza.
Questa è la nostra Compagnia e questo è il senso che accompagna il nostro “fare teatro”.

Sarah Leveraro – coordinatrice del Cse e regista della Compagnia

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